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MECCATRONICA SI, MA VICENZA E' ANCHE ALTRO. METTERE AL CENTRO IL LAVORO. Marina Bergamin

 

21/07/2010 - Da due anni, in collaborazione con l'Istituto Poster, monitoriamo i bilanci di circa 900 imprese manifatturiere vicentine. Ci serve per impostare confronti corretti e informati con le aziende, ma anche per tenere d'occhio gli andamenti dei vari settori - tanti - che compongono il puzzle dell'industria vicentina.

Il primo dato è che il manifatturiero, dato per anni per morto o moribondo, resta la struttura fondamentale della nostra economia. Nessuna società dei servizi, nessuna società della 'information tecnology' può ancora sostituire l'industria e il lavoro che ne è alla base.

Torna perciò essenziale riprendere a parlare di politica industriale, di politica finanziaria e di cooperazione strategica tra imprese.
Perché se è vero che fino al 2008 l'industria vicentina ha mantenuto una certa dinamicità (ma non più una corsa a perdifiato), il 2009 ha fortemente segnato - in particolare - le piccole aziende, le meno patrimonializzate e poco capaci, già prima della crisi, di tener aggiornata la propria efficienza produttiva. Peraltro, i vantaggi legati a strategie di basso costo (subfornitura, delocalizzazione, irregolarità tollerate....) si stanno rapidamente riducendo.

Oggi , pertanto, serve altro, per tutti i settori.
E' vero infatti che, seppur con dinamiche diverse, nessun settore , finora e nonostante la crisi, è collassato.

Non lo è la concia, che ha urgente bisogno di nuove strategie industriali e commerciali ma soprattutto di legalità; non lo è il tessile- abbigliamento che rappresenta ancora un nucleo significativo di 'made in Italy'; non lo è nemmeno l'orafo, in forte crisi sì, ma non perduto ancora, se ci si vorrà ragionare sopra. E poi ci sono il legno, il chimico, il farmaceutico e la 'green economy', che ha potenzialità non ancora del tutto esplorate... Tutti questi settori, nessuno escluso, saranno fortemente interpellati dai rigori della competizione globale: guai a noi se non continuiamo a sollecitare, anche per essi, investimenti, ricerca, qualità, alleanze produttive e commerciali. E, naturalmente, buona occupazione.

In testa a tutti sta il meccanico, con la sua variante più promettente, la meccatronica, di cui molto si parla.

Le analisi prodotte dall'Osservatorio del distretto meccatronico ci dicono che il processo di transizione dalla meccanica alla meccatronica è particolarmente faticoso e nient'affatto scontato. Un'indagine specifica su un campione di imprese venete rivela che quasi nessuna di esse, sia in termini di capacità di assorbimento tecnologico (investimenti e ricerca) che di relazioni, si avvicina ai livelli dei leader settoriali. Il quadro d'insieme è di discreta qualità e di buona omogeneità, non ancora di eccellenza. Soprattutto, sembra mancare la spinta innovativa a livello di sistema.

Per questo risulta conveniente - a patto che si tratti di azioni concrete e non di celebrazioni - un ragionamento collettivo su un possibile "polo nazionale della meccatronica" attrattivo di intelligenze, risorse, strategie. Si tratta di un'opportunità cruciale ed inedita per il sistema produttivo locale, ma non l'unica.

Le aziende da sole possono farcela? Non lo crediamo. Ad esse, all'Università, alle Istituzioni locali evocate dal Presidente di Confindustria Zuccato, da Organizzazione sindacale che siamo, ci sentiamo di aggiungere il lavoro.

Nel nostro territorio dedizione al lavoro, creatività, professionalità non sono state appannaggio dei soli imprenditori. Oggi bisogna tornare a dare riconoscimento e slancio al lavoro, puntando senza indugi ad una permanente qualificazione professionale, all'immissione di energie nuove e non precarie, alla formazione continua, alle flessibilità contrattate come fattori vincenti. Anche nella fase che abbiamo davanti a noi, relazioni sindacali di qualità potranno portare vantaggio per le imprese e per chi vi lavora.

Marina Bergamin segretaria generale Cgil Vicenza

Vicenza, 20 luglio 2010