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Sezione: SPI
04 marzo 2013

CONSULTORI: ri-accendiamo i riflettori. 8 marzo. Importante convegno Spi e Cgil.

Che fine hanno fatto i consultori familiari? Come si presentano oggi e con quali differenze rispetto a quando sono stati istituiti nel 1975 con la legge 405? A queste ed altre domande hanno cercato di rispondere i partecipanti all'incontro organizzato da Cgil e Spi stamane, in concomitanza con la Giornata internazionale della donna, all'ospedale San Bortolo di Vicenza. Erano presenti, per la Cgil, Fabiola Carletto, della segreteria provinciale, Carla Pellegatta, della segreteria regionale, mentre per lo Spi Anna Campanaro, del coordinamento donne di Vicenza, e Morena Da Lio, della segreteria regionale. Al loro fianco, Eugenio Fantuz, direttore sanitario dell'Ulss 6, Anna De Toni, ginecologa dell'Ulss 4 Alto Vicentino, Michela De Bassi, direttore IAF distretto est dell'Ulss 6, e Cristina Balbi, consigliera del Comune di Vicenza con delega alle Pari Opportunità. A coordinare gli interventi c'era Matilde Pappalardo dello Spi di Vicenza.  

L'istituzione dei consultori familiari nel 1975, con la legge 405, è stata un'importante conquista per le donne, perché finalizzati alla tutela della loro salute, ad una maternità responsabile, alla contraccezione, all’assistenza psicologica e sociale”, ha riferito Anna Campanaro del coordinamento donne dello Spi 

Da una nostra indagine preliminare – continua – notiamo però dei punti di debolezza in queste strutture oggi. Ci sono chiusure, ridimensionamenti o accorpamenti. C'è uno spostamento verso il sociale a discapito del sanitario. Gli operatori hanno un carico di lavoro elevato a fronte di contratti precari. Manca il tempo per i lavori in équipe. Non si considerano sufficientemente i problemi delle donne in menopausa e scarseggia la presenza nelle scuole per parlare ai giovani di educazione sessuale. I consultori, inoltre, soffrono di mancanza di investimenti, anche a causa della crisi economica, e di politiche sanitarie che privilegiano la cura piuttosto che la prevenzione”. 

Davanti ad un quadro così poco confortante, ecco quali sono le proposte dello Spi e della Cgil. “È necessario – conclude Campanaro - che venga ripristinato lo spirito originario della legge. Per questo auspichiamo che quanto prima possa aprirsi un tavolo con la Conferenza dei Sindaci e con la Commissione delle Pari opportunità del Comune di Vicenza. Vogliamo trovare interlocutori pronti ad ascoltarci. Vogliamo che le istituzioni in futuro investano i loro sforzi nella salute pubblica e nella persona”.  

Sulla stessa linea d'onda anche Fabiola Carletto della Cgil che ha parlato della necessità di costruire “una piattaforma di proposte concrete perché i consultori diventino fondamentali sistemi sanitari per il futuro”.  

Per il direttore sanitario dell'Ulss 6 di Vicenza, Eugenio Fantuz, “i consultori sono una realtà sulla quale bisogna investire perché reggono la società. E invece le aziende socio sanitarie continuano a veder diminuite le risorse a loro disposizione. La stessa Ulss 6 subirà tagli per 16 milioni di euro”.  

Nell'elencare gli altri punti sui quali bisognerebbe lavorare per rendere davvero efficiente il servizio erogato dai consultori, è stata sottolineata l'esigenza di estendere gli orari di apertura, di creare team multidisciplinari, di attivare corsi di aggiornamento per gli operatori che, oggi, sono chiamati a rispondere a problematiche sempre più complesse. 

Nel corso della mattinata, grazie all'aiuto dei professionisti intervenuti, sono stati approfonditi anche altri temi che riguardano da vicino le donne, dalle giovanissime a quelle più anziane. Si è parlato quindi di educazione alla sessualità nelle scuole, di prevenzione, interruzione volontaria di gravidanza, menopausa, senilità e violenza.  

I dati del CeAV, Centro Antiviolenza Vicenza 

Per dare supporto alle donne, ma anche agli uomini, vittime di violenze fisiche e psicologiche, in città, nel maggio dello scorso anno, è sorto il CeAV, il Centro Antiviolenza Vicenza. Nato da un progetto condiviso tra il Comune di Vicenza, l’Azienda ULSS 6 – Distretto Socio Sanitario di Vicenza, le forze dell’ordine, l’Ufficio Scolastico Provinciale, la Provincia, l’AIAF (Associazione Italiana Avvocati per la Famiglia) e numerose associazioni femminili attive sul territorio, ha raccolto, fino a fine febbraio, numeri considerevoli. Cristina Balbi, consigliera alle Pari Opportunità del Comune di Vicenza, ne ha snocciolati alcuni.  

162 sono stati i contatti telefonici. 86 le persone prese in carico, di cui 49 di nazionalità italiana e 37 straniera, 54 residenti a Vicenza città e 32 nel territorio di competenza dell'Ulss 6 (non mancano tuttavia le richieste da parte di persone che appartengono ad altre Ulss). 43 sono i casi chiusi finora. E ancora, 5 sono i maschi vittime di violenza da parte di familiari o di donne, 50 le donne con figli minorenni, 10 le persone seguite dalla psicologa. 

A rivolgersi al CeAV sono nuclei familiari conviventi. I problemi per i quali cercano aiuto vanno dai maltrattamenti fisici, psicologici ed economici da parte del partner a casi di conflitti e violenza. 

  Relazione convegno sui Consultori Familiari 8 marzo 2013-02-21 

ANNA CAMPANARO                                                             

E’ senza dubbio merito dei movimenti delle donne  femminili e femministe, se  dall’inizio degli anni ’70 si sono  imposti all’attenzione dell’opinione pubblica e del mondo sanitario i temi di genere e della soggettività femminile, ponendo al centro la salute della donna, la sua sessualità, la sua maternità, vissute finalmente come libera scelta e non più come ruolo passivo e arcaico. 

Sono gli anni in cui la presa di coscienza sui diritti, sull'urgente bisogno di riconoscimento e parità, sull'obbligo da parte dello Stato di tutelare  tutto ciò,  che si va sviluppando nel Paese e nell'universo femminile voglia di nuove culture. 

Da questo fermento nei movimenti di quegli anni si conquisteranno via via leggi importanti, progressiste, laiche che segneranno nel corso degli anni  successivi, pagine di grande civiltà (diritto di famiglia, divorzio, ecc.) 

In seguito a queste spinte  nel 1975 nasce  la legge 405 che regolamenta  l'istituzione dei CONSULTORI FAMILIARI  in  tutto il territorio nazionale. 

Erano luoghi dove le donne potevano ritrovarsi a parlare dei loro problemi, affidandosi ad una equipe medica, sanitaria e psicologica, accolte, accettate, guidate. 

I temi  fondamentali nella vita del Consultorio erano PREVENZIONE, CONTRACCEZIONE, MATERNITA' RESPONSABILE.  il Consultorio ebbe un ruolo fondamentale nella gestione della legge 194 conquistata nel 1978, che regolamenta l'interruzione di gravidanza, frenando la piaga degli aborti clandestini, guidando la donna alla contraccezione  attraverso  interventi  informativi , educativi e formativi sulle  scelte di procreazione cosciente e responsabile. 

Da un po’  noi donne ci stiamo interrogando su che fine hanno fatto questi servizi territoriali; ci siamo informate: abbiamo intervistato un po’ di utenti e sentito il personale sanitario. Un primo sondaggio ci dice che questi servizi socio sanitari,  pubblici  e gratuiti, in parte sono stati chiusi, ridimensionati, accorpati e trasformati in servizi sociali.  

Puntiamo i riflettori  sul  problema pensando ad una sola cosa: dare nuovamente un aiuto alle donne, ripristinare lo spirito originale della legge con cui sono stati  istituiti.  Facciamo anche noi un’amara autocritica che se  noi donne non avessimo abbandonato il campo del controllo dentro ai Comitati di gestione, tenuto a bada il rispetto delle regole e la trasparenza delle risorse, oggi non saremmo così deluse.  

Mai abbassare la guardia sulla difesa dei diritti, perciò torniamo ad occuparci di Consultori. Lo stiamo facendo tenendo aperto un laboratorio di idee e di confronto con  gruppi di donne di varie aree di appartenenza, associazioni,  gruppi culturali e movimenti  creando  su questo tema  un dibattito  trasversale.  Siamo un po’ più adulte e un po’ più smaliziate e siamo decise a perseguire  sul progetto.  

Oggi constatiamo che il consultorio è  purtroppo caduto in disuso e trascurato da tante aziende sanitarie, basti pensare che nel 2007 ce n’erano in totale sul territorio nazionale 2.007, mentre nel 2008 il numero si è abbassato a 1.911. Laddove sono  sostenuti e fatti funzionare  nello spirito della legge, producono eccellenti risultati e l'utenza ne apprezza l'offerta. 

Istituiti quasi 40 anni fa, i consultori sono servizi che, dalla ricchezza di competenze multidisciplinari e mediche psico-sociali, possono svolgere al meglio un ruolo decisivo nella promozione  e nella tutela della salute della donna e dell’età evolutiva. Rappresentano un patrimonio unico e sono fondamentali per i sistemi sanitari del futuro, volti a tutelare e promuovere la salute della donna e della famiglia. Svolgono un lavoro sulle relazioni anche affrontando la piaga della violenza in famiglia.  Ma le persone che ne avrebbero più bisogno spesso non sono coinvolte per la mancanza di offerta attiva. Diventa allora importante ripensare ai Consultori come strutture caratterizzate da un approccio integrato, secondo un modello sociale di salute.   

Affrontare  il discorso dei Consultori  significa focalizzare aspetti economici, politici, culturali.  

A fronte di questa crisi devastante la scelta dei tagli ha ulteriormente penalizzato l’efficienza del servizio nel territorio e rileviamo che  una delle criticità  oggi,  è che la politica  anziché fare scelte preferisce delegare al Privato. Pensiamo invece che un buon investimento sulla prevenzione nel pubblico e un migliore utilizzo della spesa  è un risparmio nel futuro. Secondo l’OCSE l’Italia è all’ultimo posto in Europa per gli investimenti sulla prevenzione.  

Da dati parziali in nostro possesso ci risulta che nella nostra Regione negli ultimi 20 anni questi servizi sono stati molto ridotti: le sedi attive dei Consultori Familiari in Veneto dalla fine degli anni ’70 sono diminuite e in alcuni casi accorpate,  con tagli di operatori e risorse. 

Riteniamo che finanziare o meno i Consultori sia  una scelta politica, poiché le risorse a nostro avviso ci sono  ma vanno semplicemente spostate o reperite attraverso un uso più rigoroso e mirato delle risorse per cui non  bisogna tagliare ma spendere meglio.  

Diritti, Welfare e Sanità non vanno visti come costi, ma come un importante  investimento sulla persona e diventa  anche un investimento per la crescita. 

Le donne hanno voluto fortemente questi strumenti considerandoli come uno dei passaggi significativi di evoluzione culturale: uscire dalla solitudine,  dal disagio, dalla disinformazione sulla  sessualità e sui problemi della relazione, restituisce autonomia e dignità a tutta la società . 

Poter essere libere di scegliere una maternità  consapevole e felice è una ricchezza in una comunità che sta invecchiando, come è un valore aggiunto la donna libera di lavorare, di valorizzarsi e di dare un contributo con le sue risorse alla società.  Per avere ciò serve una politica attenta al welfare e alla riqualificazione dei servizi. A  Vicenza noi segnaliamo con preoccupazione che dal 95/97 ad oggi questo tipo di politica è venuta meno,  dando una risposta sempre più scarsa alle esigenze dell’utenza dei Consultori che si sono via via a nostro avviso, sempre più disorganizzati soprattutto in seguito alla creazione dei Distretti Socio Sanitari nelle ULSS.   

Ci risulta dalle nostre indagini che è stata penalizzata soprattutto la parte sanitaria che opera prevalentemente in relazione alla gravidanza e post parto, dando maggior rilievo alla parte sociale (psicologo e assistente sociale).  Di fatto la funzione sanitaria  è stata svuotata e ormai i consultori  assolvono una funzione puramente sociale. Il taglio delle risorse  ha avuto pesanti ricadute sui servizi   in quanto le sostituzioni degli operatori  avvengono con contratti a termine  o non ci sono,  producendo un progressivo impoverimento  sia della modalità comunicativa basata sull’empowerment  (comunicazione orizzontale, non calata dall’alto, per favorire maggior consapevolezza e autonomia) sia sul lavoro d’equipe, caratteristiche dell’attività  consultoriale.   

Il Consultorio familiare dà un valido  supporto alla IVG previsto dalla legge 194, abbatte gli aborti  clandestini, promuove informazione,  contraccezione e l’accompagnamento psicologico. In seguito a un buon lavoro svolto dai consultori nei territori, si è registrata  negli anni una interessante riduzione di aborti.  

Segnaliamo  la non conoscenza adeguata del farmaco RU486. Interviste fatte ad  alcune ragazze  rilevano la difficoltà di entrarne  in possesso, mentre  alcune regioni hanno deciso,  attraverso linee guida o delibere regionali molto puntuali, di regolare fino al minimo dettaglio l’impiego della RU 486, promuovendone l’utilizzo del farmaco. (dati ripresi da “Il Sole 24 Ore”  del 30 gen.  2012)    

Lo snaturamento del servizio che oggi denunciamo, ha perso questa peculiarità di promuovere  informazione . Segnaliamo  pure la  grave ingerenza del Movimento per la vita, confessionale, di cui la legge istitutiva non contemplava la presenza e la scarsa etica professionale degli obiettori di coscienza.  

Oggi ci sono nuovi bisogni e fasce più fragili da aiutare,  come gli adolescenti e le straniere, famiglie che cambiano da circuito chiuso a relazioni aperte, sensibilità sessuali non etero che oggi  chiedono ascolto come nucleo di affetti e progetti di vita familiare.  E dunque  è urgente intercettare  i bisogni di queste realtà, entrando nel tessuto sociale,  dialogando con il territorio. Bisogna aumentare l’attenzione agli adolescenti, che possono trovare nei Consultori un luogo di ascolto dove parlare liberamente dei loro problemi attraverso un rapporto diretto con il personale sanitario. Hanno bisogno di avere   informazioni  adeguate sulla contraccezione e sulle malattie sessualmente trasmesse,  peraltro in continuo aumento.  

Costumi che cambiano, scelte di stili di vita a rischio, anche nelle fasce giovanili ,  portano noi adulti ad interrogarci  su quali messaggi mandare al mondo molto complicato degli adolescenti. E' doveroso almeno fare informazione, corretta, precisa,  supportata da adeguati progetti e campagne che trovando sede nei Consultori , diano  spazio a laboratori di formazione educativa sulla sessualità e sulla relazione entrando nei luoghi  naturali dei ragazzi : gli organismi della scuola, il Web, la Comunicazione capillare. 

Negli ultimi anni l’immigrazione al femminile comporta problematiche di salute molto complesse. Per la donna immigrata, alle già grandi difficoltà della sua condizione svantaggiata, vanno ad aggiungersi quelle legate  a culture diverse, a noi spesso sconosciute e perciò di difficile approccio. Hanno perciò bisogno di uno sguardo di riguardo, di rispetto, con la presenza in sede di una figura professionale, preparata per la mediazione culturale. 

Se oggi accendiamo  i riflettori sui Consultori  noi donne  più grandi, che alla gioia di essere madri si è  aggiunta  quella  di essere nonne, ci salta all'occhio un altro  vuoto  nel servizio socio sanitario del Consultorio. Per noi non c'è un posto!!! La perdita della fertilità non deve coincidere con la scomparsa della donna nel ruolo sociale. L’allungamento della vita apre uno scenario del tutto nuovo, dunque il Consultorio deve porsi questo problema. La sessualità dopo i 60 anni sembra un argomento scabroso di cui non discutere. Oggi la donna si trova a trascorrere un terzo della vita in post menopausa e dunque ci sono nuovi bisogni sanitari e sociali con cui bisogna fare i conti.   

Un grande numero di donne, cronologicamente anziane ma biologicamente e socialmente attive, alle quali con la riforma previdenziale  Fornero, viene chiesto di essere produttive fino ai 67 anni, si aspettano dal servizio sanitario e dalla società delle risposte. Dai dati che ci sono stati forniti, a Vicenza le donne oltre i 60 anni che accedono ai consultori, sono solo il 6,94%.  Questo  conferma che non ci sono a disposizione interventi adeguati a sostegno di questa fascia di popolazione. 

Noi donne dello SPI chiediamo che i consultori garantiscano accoglienza e presa in carico  dalla menopausa fino alla 3° età. Ci deve essere una attenzione, o per lo meno una possibilità di accesso ai servizi per questo segmento di popolazione. Attività di sostegno, educazione alla salute per migliorare lo stile di vita e prevenire tante patologie. Poter parlare delle proprie problematiche   e della futura solitudine, può aiutare a scongiurare depressioni gravi. 

Oggi siamo qua. Dobbiamo dialogare tra noi, con le giovani donne e fare squadra propositiva. 

Dobbiamo trovare interlocutori pronti ad ascoltarci e a dimostrarci che nella loro professionalità c'è tanta passione  ed etica del  lavoro. 

 Dobbiamo sentire che le Istituzioni  non ci hanno dimenticate e dedicheranno i loro sforzi a far quadrare la spesa investendo sul futuro della salute pubblica e sulla persona. Chiediamo uno studio approfondito e un tavolo aperto con noi, con la Conferenza dei Sindaci e con la Commissione delle Pari Opportunità del Comune di Vicenza. 

Dobbiamo vedere trasparenza, buona gestione, rispetto del denaro pubblico, coinvolgimento della cittadinanza. 

Noi delle idee le avremmo, ma le vogliamo condividere con tante donne, trasversalmente in Regione e in città.  

Ecco,  finchè non capiremmo meglio cosa sta succedendo, e dove si può sviluppare qualcosa di nuovo e di accogliente, questi riflettori non si spegneranno mai. 

   

   

  

 

  

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